I Bezoar: "pietre magiche"

Bezoar di erbivoro ruminante


ll Bezoar o Bezoario è un ammasso di fibre vegetali e peli, di solito a forma di sfera, presente nelle vie digerenti di alcuni ruminanti (capre, mucche ecc.) ma anche dell'uomo. Quando la quantità di fibre prevale questi aggregati prendono nome di fitobezoari (dal greco phytón=pianta), se a prevalere sono i peli, considerata l’abitudine dei ruminanti di leccarsi il mantello, si parlerà di tricobezoari (dal greco trikhós=pelo). Il termine “Bezoar” sembrerebbe derivare dal persiano padzähr o badzähr che significa “protezione contro il veleno”. Infatti, fino a qualche secolo fa, i bezoari erano considerati un antidoto ai veleni ed un medicamento efficace contro la vecchiaia, la sterilità, ulcere ed altre malattie.
In Persia i bezoar erano venduti nei mercati e da lì l’usanza pare si sia diffusa nel restante Medio Oriente per poi giungere in Europa tra l’XI e il XII secolo. In Europa i bezoar furono utilizzati come rimedi curativi fino al XVIII secolo: quelli più grandi potevano essere scavati per farne dei contenitori a forma di calice dove era versato del liquido che avrebbe dovuto acquistarne le proprietà medicinali oppure venivano immersi interi o polverizzati nel liquido da somministrare ai pazienti. Medici, botanici e studiosi dei secoli passati citano a più riprese le capacità curative dei bezoar, così come re e principi del passato li consideravano preziosi salvavita: sulle loro tavole imbandite erano esposti dei bezoar, impreziositi da decorazioni in oro e argento, come avvertimento per i malintenzionati che volessero attentare alla loro vita.

L'egagro

Erano considerati particolarmente preziosi i bezoar dell’egagro (Capra aegagrus), una specie di capra selvatica diffusa in Asia centrale e nelle isole del Mediterraneo. Questa capra è stata a lungo cacciata, per estrarne i bezoar, al punto da essere portata a rischio estinzione. In molti testi antichi e didascalie museali i bezoar sono anche chiamati egagropila = peli di egagro.

Esperimenti sui bezoar

Varie fonti divulgative riportano informazioni inerenti alcuni esperimenti condotti da due studiosi dello Scripps Institute of Oceanography (University of California, San Diego): Andrew A. Benson noto per le sue ricerche inerenti la fissazione del carbonio nelle piante e, prima di lui, l’oceanografo e professore di biogeochimica Gustaf Arrhenius.

L’esperimento ed i passaggi su come si è arrivati ad una simile ipotesi sono meglio descritti in un articolo pubblicato sulla rivista Science del febbraio del 1979 di Thomas H. Maugh II. Secondo quanto riferisce l'articolo i bezoar potrebbero essere in grado di rimuovere effettivamente le forme tossiche dell'arsenico: l'arseniato* e lo ione arsenito*.

Le prime osservazioni furono di Gustaf Arrhenius che notò nei bezoar la presenza di fosfati di calcio in forma di cristalli di brushite. Questi cristalli scambierebbero il loro gruppo fosfato* con lo ione arseniato, strutturalmente simile, assorbendolo e neutralizzando così questa componente del veleno.

In seguito Andrew Benson scoprì che anche lo ione arsenito (altra componente del veleno) poteva essere catturato legandosi agli aminoacidi solforati (es.: cisteina) presenti nelle proteine (cheratine) dei peli di cui i bezoar sono ricchi.
L' idea gli fu suggerita dai suoi studi inerenti la capacità detossificante delle alghe che vivono in acque calde e che sono in grado di assorbire sia ioni fosfato che ioni dell'arsenico.

In sintesi, secondo i risultati dei suddetti esperimenti, i sali dell'arsenico sarebbero in parte assorbiti (effetto assorbente) e/o in parte catturati (effetto chelante) dai componenti del bezoar.

Oggi i bezoar si possono osservare nelle sale di alcuni musei di scienze, storia e arte o nelle sale chirurgiche veterinarie. Si trovano pure in qualche sala ospedaliera poichè si possono formare anche nell'apparato gastrointestinale umano, soprattutto a causa di particolari patologie, all'ingestione di elevati quantitativi di fibre (vegetali e animali) o per l'accumulo di proteine presenti in alcuni alimenti (es.: lactobezoari).

Glossario
Arseniato/ ione contenente arsenico avente formula  [AsO ]³⁻
Arsenito/
ione contenente arsenico avente formula  (AsO)³⁻
Brushite/
minerale di formula CaHPO4·2(H2O) -fosfato di calcio idrato- che prende il nome del mineralogista G. J. Brush
Gruppo fosfato/
ione contenente fosforo con formula PO³⁻

Per approfondire:


-Barroso Maria Do Sameiro (2013). Bezoar stones, magic, science and art. Geological Society of London Special Publications. 375. 193-207. 10.1144/SP375.11.
-Eng K. e Kay M. (2012). Gastrointestinal bezoars: history and current treatment paradigms. Gastroenterology & hepatology, 8(11), 776–778.
- Maugh Thomas H. II (1979). It Isn't Easy Being King. Science 16 Feb 1979: Vol. 203, Issue 4381, pp. 637